Quanto segue emerge da una registrazione vocale di Alessio Golia, coordinatore del Comitato Docenti di Sostegno, inviatami in qualità di Amministratore della community “Triennalisti- In attesa del 2° ciclo”.
Che ci sarà il secondo ciclo INDIRE è ormai una certezza, ma molti docenti navigano nell’incertezza e sono sommersi da dubbi e domande sul proprio futuro.
INDIRE è chiamato a specializzare migliaia di persone, su scala nazionale e su tutti i gradi, per sanare il deficit effettivo denunciato dall’Unione Europea: in Italia, principalmente nel centro-nord, un gran numero di alunni con disabilità risulta essere scoperto. Il percorso dovrebbe terminare, si dice, entro giugno 2026 (anche se, da normativa, la scadenza è dicembre 2026).
Il problema principale, dal punto di vista del Governo, è la pianificazione territoriale di fatto inesistente: non viene diviso il centro-nord dal centro-sud. La risultante? Posti vacanti nel centro-nord, graduatorie sature nel centro-sud: il Ministero, a riguardo, spera che i docenti possano trasferirsi dal sud al nord per lavorare e sanare i posti vacanti, impensabile se si pensa al rapporto tra costo della vita e guadagno mensile.
Un ulteriore problema è: come collocare 120.000 nuovi specializzati (tra TFA e INDIRE)? Secondo la classe politica, se non ci si vuole trasferire al nord, i docenti dovrebbero “abbandonare la prospettiva e dedicarsi ad altre professioni”: altri specializzati, infatti, potrebbero creare un problema occupazionale, dato che anche il secondo ciclo INDIRE sarà inserito nelle GPS 2026.
Risulta doveroso sottolineare come queste dichiarazioni della classe dirigente non tengono conto, volutamente o meno, dei sacrifici di risorse e di tempo che i docenti compiono quotidianamente.
Gli unici dati positivi sono:
- Il numero di interessati è al di sotto delle stime ministeriali e dell’UE.
- Il doppio canale NON c’entra niente con INDIRE.
L’Unione Europea risulta essere la principale problematica, visto che richiede al Governo di specializzare un gran numero di docenti per assegnare i posti vacanti, senza però tenere conto del fabbisogno reale delle Regioni di riferimento. Attenzione: non è solo un problema politico: molti sindacati (che hanno innalzato le folle alla polemica) sono stati concordi con tutte le decisioni prese o, comunque, non hanno dimostrato il contrario.
La situazione di iper-competitività nel centro-sud sarà ancora peggiorata dalle nuove direttive INDIRE: nei nuovi concorsi sarà necessario avere 3 anni di esperienza negli ultimi 8, non più negli ultimi 5.
Ad oggi, le uniche speranze che possiamo nutrire sono verso il doppio canale e il passaggio di grado.
Raffaele K. Pandozzi






